ALLA SCOPERTA DEL FAIRTRADE: cos’è e come può aiutarci a fare scelte più sostenibili

Tra le azioni per noi essenziali che compiamo quotidianamente, c’è anche l’atto di mangiare.

Ogni giorno facciamo almeno 3 pasti al giorno, e sarà così per sempre.

Per tante persone mangiare è solamente un bisogno primario che va soddisfatto nel minor tempo possibile, per altre è un vero e proprio rituale, un’occasione per fermarsi e condividere il cibo con chi si ama.

Ognunə può dare a questa semplice azione la propria personale connotazione, tuttavia ognunə di noi è responsabile di ciò che mette in tavola.

Al supermercato siamo bombardatə da pubblicità, offerte, sconti: senza una lista alla mano è difficile uscire da lì solo con ciò che ci serve davvero (a volte nemmeno la lista basta).

Anche se sappiamo esattamente cosa comprare, una volta arrivatə allo scaffale abbiamo talmente tanta scelta per lo stesso prodotto che può essere davvero difficile fare acquisti consapevoli: chi non si è mai fatto influenzare da un bel packaging?

Ecco perché informarsi su quali marchi rispettano l’ambiente diventa uno strumento importante per fare scelte più ragionate, come, ad esempio il marchio Fairtrade.

Fairtrade è il marchio internazionale di certificazione del commercio equo e solidale. In altre parole, aiuta a identificare tutti quei prodotti realizzati senza sfruttare lavoratori e lavoratrici, a cui viene garantito un reddito stabile su cui poter contare.

L’obiettivo dell’omologa organizzazione è quello di aiutare i produttori agricoli dei Paesi in via di sviluppo a migliorare le loro condizioni – lavorative e di vita.

Il marchio Fairtrade garantisce un sistema equo non solo per i produttori, ma anche per gli acquirenti prima e i consumatori dopo.

Da un lato, infatti, garantisce ai produttori:

  • Prezzi calcolati per coprire i costi medi di una produzione sostenibile – una rete di salvataggio vitale quando il prezzo di mercato crolla.
  • Il Premio Fairtrade – una somma di denaro aggiuntiva al prezzo di vendita, che le organizzazioni di produttori decidono come investire in progetti a favore dell’organizzazione stessa o della comunità.
  • Condizioni di lavoro dignitose e divieto di lavoro forzato e minorile
  • Accesso al credito in anticipo rispetto al periodo della raccolta
  • La possibilità di progettare il loro futuro con più sicurezza e instaurare relazioni più forti con i compratori.

Dall’altro lato, obbliga gli acquirenti a stabilire dei quantitativi minimi garantiti e a fare contratti di lunga durata.

I consumatori si fidano della certificazione Fairtrade e sanno che scegliendo i prodotti certificati contribuiscono a fare del bene, supportando il commercio equosolidale e contribuendo a un modello di sviluppo sostenibile in termini sociali e ambientali.

Scegliendo i piccoli marchi locali infatti si contribuisce alla creazione di veri e propri micro business familiari, spesso creati da donne.

Moltə pensano che esista un unico marchio Fairtrade, invece ne esistono diverse tipologie:

  •  Il marchio Fairtrade è quello che viene assegnato ai prodotti che sono completamente tracciabili (spesso sono prodotti mono-ingrediente). Si riconosce perché è di colore nero.
  • Ingrediente Fairtrade (FSI): ovvero Fairtrade Sourced Ingredient. Significa che solo l’ingrediente specificato è effettivamente certificato Fairtrade. in questo caso è di colore bianco.
  • Marchio FSP (Fairtrade Sourcing Program), sono i vecchi marchi Fairtrade per la certificazione dei singoli ingredienti, utilizzati nei prodotti realizzati con più ingredienti alcuni dei quali equosolidali, ancora in circolazione ma sostituiti progressivamente dal marchio FSI;

Non esistono però solo prodotti e ingredienti alimentari certificati Fairtrade, possiamo infatti trovare anche: il Marchio Oro; il Marchio Cotone e lo Standard Fairtrade per il tessile.

Il problema principale

Non è un segreto che, negli anni, ci sono state diverse controversie in merito al marchio Fairtrade. Quella che però torna ciclicamente (anche su ammissione della stessa organizzazione) riguarda l’effettiva tracciabilità degli ingredienti

Ci sono casi in cui è estremamente difficile e costoso analizzare tutti gli stadi della filiera: è il caso ad esempio del cacao, del tè, dello zucchero e dei succhi di frutta. 

Può capitare infatti che i produttori utilizzino anche altri ingredienti non Fairtrade per la creazione dei loro prodotti: è possibile infatti fare delle “miscele”, basta che venga tutto specificato sul retro.

Cosa possiamo fare noi?

Anche quando si parla di Fairtrade emerge subito la complessità tipica della sostenibilità. Questo però non deve scoraggiarci, anzi, dobbiamo continuare a informarci (anche solo leggendo un articolo, ascoltando un podcast o guardando un bel documentario) e, soprattutto, dobbiamo continuare a parlarne: a farci domande e a farle agli altri.

È nostro compito essere consapevoli delle problematiche sociali, ambientali ed economiche che orbitano attorno alla produzione di ciò che acquistiamo, e condividerle con gli altri.

Quando ci è possibile poi, scegliamo prodotti di cui sappiamo quante più informazioni possibili, dai metodi di produzione ai trattamenti riservati ai lavoratori e alle lavoratrici.

Può sembrare un piccolo gesto, ma è solo l’inizio di un percorso verso uno stile di vita più sostenibile, per noi, per l’ambiente e per le altre persone.


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Marta Tarasconi

Contributor TerraBlog

Communication specialist e project manager freelance.
Collabora con piccole realtà che vogliono sviluppare online i loro progetti con consapevolezza. Sul suo blog, Gentilmenta, parla di quotidiana sostenibilità

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